C'è un lato di me che, superandoli, esprime e
rappresenta tutti gli altri: l'amore per la poesia. Dico amore, e
volutamente abuso di questa parola per esprimere la fedeltà ad una
dimensione altra della vita, ad un modo diverso, per me originale, di
guardare il mondo. La leggo in libri sempre più rari, sempre più
naufraghi nel diluvio multimediale, che espandendo all'infinito
l'universo della comunicazione emotiva genera, guarda caso,
indifferenza.
L'indifferenza è emotiva e cognitiva insieme: rifiuto o
incapacità di sentire e di pensare. La poesia è sentimento e pensiero, è
capacità di emozionarsi ma anche di riflettere sulle emozioni, e dunque
di comprenderle e viverle.
Il grande direttore d'orchestra
Daniel Barenboim scrive che in musica "è impossibile provare emozioni
senza comprensione intellettuale, così come è impossibile essere
razionali senza le emozioni". Questo vale anche per la poesia, e per
ogni forma d'arte. La poesia unisce la parola al pensiero, come la
musica il suono.
Alla vita vera non basta vivere: essa vuole capire.
Ricordiamoci sempre di Hannah Arendt, del suo saggio La banalità del
male, con al centro l'idea che il male è assenza di pensiero. Adolf Eichmann al
processo di Gerusalemme disse di aver soltanto eseguito gli ordini: a
chi non pensa è inibita la responsabilità delle azioni e delle emozioni.
La responsabilità della vita.
