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Bassano vuol dire

 


Melchiorre Cesarotti
Lettera alla Contessa Fanny Morelli

Interessante, in questa lettera di Cesarotti, la descrizione del paesaggio bassanese, nella sua varietà di vedute e suggestioni, come luogo "sublime", secondo la concezione preromantica, capace di "inebbriare l'anima del nettare dei Genj". Luogo propizio, insomma, all'ispirazione artistica e alla speculazione, capace di coniugare l'ameno col "terribile", di suscitare quell'inquietudine iniziale che prelude allo stato di grazia del pensiero.

ALLA CONTESSA FANNY MORELLI.

Tornai da Bassano coll'ansietà d'aver nuove di voi. Fortunatamente m'avvenni tosto in Zacco, e intesi da lui che vi aveva inaspettatamente veduta a Terraglio, e trovata in ottimo stato di salute; e se non del tutto tranquilla, almeno tanto padrona del vostro spirito, quanto bastava a metterlo in commercio nella società. Ciò mi diede molta consolazione, facendomi sperare che vogliate cooperar efficacemente a ristabilire il vostro fisico, cercando di serenare la fantasia, e prestandovi a tutto ciò che può diradarne le nuvole. Io passai dieci giorni a Bassano in casa di un giovane monaco di Praglia, ch'io soglio chiamare il figlio della mia ultima età, e talora il mio Oscar, perchè ama con trasporto Ossian e me, ed ha la stessa maniera di vedere, di sentire e di scrivere.1 In conseguenza di queste disposizioni egli è incantato di Fanny, di cui gli lessi alcuni scritti che lo posero in entusiasmo.

Bassano, voglio dire la sua posizione, sarebbe degna del vostro pennello. Esso potrebbe esser una scuola di pittura per i paesisti. Presenta un aggregato di vedute che formano un teatro di spettacoli naturali, sempre interessanti, sempre varj. Il coltivato e 'l silvestre, l'ameno e l'orrido, le colline, i monti, le montagne offrono gruppi, intrecci, contrasti di forme, di colori, di aspetti che arrestano e trasportano ad ogni passo. Tutte queste scene graduate e successive nel territorio sembrano riunirsi dinanzi agli occhi dello spettatore nella città stessa, quando si guarda dal castello, già soggiorno d'un tiranno ed ora d'un arciprete. Io lo contemplai estatico; ma la maggior mia sorpresa fu come mai quel mostro di Ezzelino potesse pascere lo spirito d'idee di sangue in un sito fatto per inebbriare l'anima del nettare dei Genj. Passai le mie giornate aggirandomi per le terre circonvicine, specialmente lungo il canal della Brenta, ove il fiume non sente ancora il torpore della Patavinità, ma corre e sbalza e spuma irritato tra gli spezzoni dei massi, e fa presentare una forza che può giustificare il detto d'Elvezio, che il sublime è un terribile incoato. Allora però il fiume non aveva che una vivezza piacevole. Le persone del bel mondo avrebbero ben riso in veder me col mio compagno e co' domestici aggirarci tutti attentamente per la ghiaja del Brenta a ricogliervi petruzze e ciottoli come se fossero gemme. Ben però più prezioso di tutte le gemme dell'India fu per me il gabinetto di storia naturale ch' ebbi a vedere in Bassano. Fra le cose che lo distinguono non è la meno singolare che chi lo formò e lo possede, può dirsi con esatta proprietà un arlecchino naturalista, poichè appunto facendo egli il personaggio d' arlecchino a Parigi, acquistò ricchezze considerabili, una parte delle quali, per una inspirazione che non si sarebbe aspettata, la impiegò a procacciarsi una sceltissima collezione di corpi naturali, che per esser ammirata con trasporto non ha bisogno di scienza.2 Nella mia dimora in Bassano io m'era scordato di tutte le ribalderie misteriose della politica: appena giunto a Padova intesi tosto che siamo tuttavia incerti della guerra o della pace, ma certissimi della miseria. Per iscappare da queste idee sconsolanti, corsi tosto a rintanarmi nella mia selva, ove divido le ore tra il mio giardino autunnale e il mio gabinetto grottesco. Non so se questo sia un embrione, o una parodia del museo bassanese, ma so che in ogni modo m'interessa e m'appaga. Ebbi dall'aureo ed amabile Albrizzi una cordialissima che m'invita al Terraglio.3 Io avea tutta l'intenzione di andare a passar un giorno con lui, ma per ora sono ritenuto da qualche faccenda morale, nè so quando potrò secondare il mio desiderio. Addio, amatissima Fanny; confortatevi, sollevatevi e amate chi si fa una gloria di esser vostro. Addio.

 

(Lettera di Melchiorre Cesarotti, in Raccolta di prose e lettere scritte nel secolo XVII, vol. III, Lettere familiari, tomo II,

          Milano, Società tipografica dei classici italiani, 1830)

 

1 L'abate Giuseppe Barbieri di Bassano (1774-1852), discepolo prediletto del Cesarotti, che si compiaceva di chiamarlo con un nome derivato dai Canti di Ossian, e suo successore all'Università di Padova, fu mediocre poeta, buon predicatore e uomo di sentimenti liberali.

2 "L'arlecchino naturalista" è probabilmente Gianbattista Brocchi. La sua poliedrica attività di scienziato gli ha consentito di raccogliere una preziosa collezione di minerali e fossili che, insieme con gli erbari di Alberto Parolini, hanno costituito il nucleo originario del Museo civico di Bassano.

3 Al Terraglio, a sud di Treviso, si trova la villa della famiglia veneziana Albrizzi (quella di Isabella Teotochi Albrizzi e del suo famoso salotto) frequentata da intellettuali e nobili, tra i quali la Contessa Fanny Morelli alla quale è indirizzata la lettera.

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Ultimo aggiornamento:   02-10-10