Home
scrittori
arte
notizie
links
contatti
banner
Bassano vuol dire

 



Emilia Lanier Bassano: la "dama bruna" di Shakespeare

 

I Bassano erano un « numeroso clan », e giunsero a Londra nel 1535. Erano stati ingaggiati a Venezia dal procacciatore d’ affari inglese Harvel per il complesso musicale di flauti, archi e ottoni « The King’s Musik » alla corte di re Enrico VIII. Erano sei fratelli: Alvise, Gaspare, Giovanni, Antonio, Battista, Jacopo. Prendevano il nome da Bassano, la nota cittadina veneta ai piedi del Grappa, luogo d’origine di loro padre, Girolamo, che dal 1506 al 1512 fu suonatore di trombone alla Scuola di Santa Maria dei Mercanti a Venezia.
A Londra fu loro assegnata come abitazione e laboratorio (erano anche fabbricanti di strumenti musicali) la Charterhouse o ex-Certosa di Clerkenwell, appena fuori delle mura a nord della City. Jacopo tornò in seguito a Venezia dove diede vita a un fortunato laboratorio di strumenti musicali; un suo nipote, Giovanni, fu teorico musicale, compositore, suonatore di « trombone medioevale » e maestro di concerti alla basilica di San Marco dal 1576 alla sua morte nel 1617, durante quindi il periodo dei celebri organisti marciani Giovanni Gabrieli e Claudio Monteverdi.
I Bassano rimasti a Londra furono attivissimi per almeno tre generazioni. Nel 1603, alla celebrazione delle esequie della regina Elisabetta, ben 13 dei musicisti appartenevano a quel clan. Ebbero anche « patente » per la fabbricazione di una serie di nuovi strumenti musicali, i « Bassanelli » (tenore, basso, basso profondo), a mezza via tra l’oboe e i futuri « fagotti»: non ne sono pervenuti esemplari, ma una loro descrizione e illustrazione appaiono nel
Syntagma Musicum del tedesco Michael Schultze (« Praetorius ») del 1620. I Bassano di Londra si sparsero in seguito anche a Derby e a Lichfield.

 

Aemilia Lanyer Bassano, suonatrice di virginale alla Corte della regina Elisabetta, amante di « parecchi nobili » e in particolare di Lord Hunsdon protettore della compagnia teatrale « The Chamberlain’ s Players » di William Shakespeare (cui pure dedicò le sue « attenzioni »), fu originale poetessa e accesa femminista e, infine, direttrice di scuola per rampolli di famiglie nobili.

Il 3 marzo 1972 uno studioso dell’epoca elisabettiana, il gallese Alfred Leslie Rowse, storico dell’Università di Oxford e membro della British Academy, s’imbatté in Emilia Lanier Bassano nelle carte di un medico-astrologo elisabettiano, Simon Forman. Il nome di costui è noto ai biografi e critici scespiriani perché era un appassionato di teatro e tenne un Diario in cui registrava le sue impressioni sui drammi che vedeva, fornendo così preziose informazioni anche sulle « prime » di alcune opere dello stesso Shakespeare.

Il 17 maggio 1597 sedette davanti « alle bocce di cristallo e anelli e pergamene di pelle umana e crani di morti e ali di corvo » (Ben Jonson) del « doctor » Forman Emilia Lanier Bassano, per sapere del suo futuro. Fu sua cliente sino al 7 gennaio 16oo. Le annotazioni dei Forman su questa straordinaria donna sono numerose, e ne dovremo riparlare. Decifrando quelle carte, il Rowse si rese conto di una stupefacente somiglianza di questa Emilia Bassano con la « dama bruna » dei Sonetti di William Shakespeare, al punto che formulò l’ipotesi che si trattasse della stessa persona.

 

è noto che la « dama bruna » ha un ruolo non secondario nei Sonetti scespiriani.

È l’astrologo Forman a precisare che Emilia Bassano era stata « amante » di Lord Hunsdon, il Gran Ciambellano del regno, « protettore » della compagnia teatrale di Shakespeare. E fu un fatto notorio perché, precisa ancora il Forman, il Lord aveva tenuto la donna « in grande pompa». Lasciata dal Lord, e divenuta « amante » di Shakespeare, a sua volta soppiantato nei favori di lei dal giovane conte di Southampton, la vicenda non solo fu nota ma acquisì un piccante sapore scandalistico, come sembra esser documentato dal pamphlet-poema a chiave Willobie his Avisa del 1594 (ne era autore Henry Willoughby, studente di Oxford e parente di quell’amico e quasi compaesano di Shakespeare Thomas Russel che nel 1616 sarà suo supervisore testamentario), che ebbe in poco tempo una dozzina di edizioni: vi si narra di un « esperto amante e vecchio attore W.S. » (William Shakespeare?, e per gli elisabettiani un trentenne era veramente un « vecchiotto ») che induce « il più giovane amico HW. » (Henry Wriothesley conte di Southampton?) ad amare la sua amante!

 
Della « sbandata » di Shakespeare per la « dama bruna», e relative complicazioni col suo più giovane e danaroso « patrono » Henry Wriothesley, c’è un ampio resoconto nei Sonetti, e il ritratto che vi appare della « dama bruna » non è certo lusinghiero. Ma se, come sembra, la « dama bruna » era la « chiacchierata » e fin troppo facilmente riconoscibile Emilia Bassano, è più che evidente che i Sonetti erano diventati impubblicabili. Una loro diffusione a stampa da parte di Shakespeare avrebbe significato coinvolgere in chiacchiere e maldicenze il precedente amante della donna, Lord Hunsdon, « protettore » della sua Compagnia: sarebbe stato per il drammaturgo un atto di autolesionismo e non poteva permetterselo. Aveva anche moglie e figli al paese da mantenere.
Non solo, ma pubblicare i Sonetti sarebbe stato pure pericoloso. Lord Hunsdon, oltre all’importante carica che ricopriva, era cugino-fratellastro della regina Elisabetta. Era figlio di Mary Boleyn (Maria Bolena), sorella maggiore della sfortunata Anne madre della regina, e ufficialmente del gentiluomo di Corte William Carey. Ma era in realtà figlio naturale di re Enrico VIII, di cui Mary era stata amante, fatta sposare « per comodo » al Carey quando la donna rimase incinta e il sovrano s’era incapricciato della di lei sorella. La pubblicazione dei Sonetti da parte di Shakespeare avrebbe inevitabilmente provocato dicerie, data la facile riconoscibilità in essi della Bassano, notoriamente già amante « tenuta in grande pompa » di Lord Hunsdon; e la irritabilissima regina non tollerava pettegolezzi: nel 1581 al « pennaiolo » Philip Stubb fece addirittura mozzare la mano destra!

Ma anche se non pubblicati, i Sonetti ebbero larga diffusione in copie manoscritte, come testimonia l’ecclesiastico e precettore anglicano Francis Meres (Palladis Tamia, 1598) che afferma che essi circolavano « tra gli amici privati » (del drammaturgo) e che a Oxford gli studenti andavano a dormire con sotto il cuscino « il mellifluo e dolcissimo Shakespeare di Venere e Adone, di Lucrezia e dei suoi squisiti Sonetti.. . ». Va da sè che, se Emilia Bassano fosse la « dama bruna » dei Sonetti, avremmo in essi una insperata fonte di informazioni sulla vita di questa straordinaria e ancora misteriosa donna.

 

E Shakespeare? Il suo è « un amore di conforto e disperazione » (Son. 144). Lei è una maliarda Da qual potere attingi la tua potente forza / da dominarmi il cuore con le tue manchevolezze? . . / Da dove deriva il fatto che han grazia i tuoi mali?... / Chi ti ha insegnato a far sì ch’io più ti ami / quanto più sento e vedo giusti motivi per odiarti?.. . », Son. 150). La donna è inoltre crudele, arrogante, bugiarda, promiscua, fedifraga (Sonn. 133, 138, 139, 140 , ecc.). « Sciupio dello spirito nello sperpero della vergogna / è la lussuria. . . » si lamenterà il poeta nel Son. 129. « Amore è il mio peccato » ribadirà nel Son. 142.

 

(rielaborazione da Storia di una donna, Introduzione di G. Cecchin a Aemilia L. Bassano, La "Dama bruna" di Shakespeare. "Passione" e altre poesie e prose, Cassola, Collezione Princeton, 1996)

     Torna su

   Vai a Notizie

Home | scrittori | arte | notizie | links | contatti | banner | Bassano vuol dire

Ultimo aggiornamento:  24-04-12