Home
scrittori
arte
notizie
links
contatti
banner
Bassano vuol dire

 



Fernando Bandini, Dedicata ai satelliti dei principi, III

Per il poeta vicentino Fernando Bandini la visita alla tomba di Teofilo Folengo nel vecchio convento di Campese diventa un percorso a ritroso verso la "pura sostanza", verso la "semplicità nella neve": un salutare distacco dalla urbanità "principesca", intrallazzante e perbenista di "Azneciv" (palindromo di Vicenza).

  

 

Qui dove dorme il Folengo il convento è una rotta bicocca con tabacco legato in pacchi di foglie

e nella chiesa sconsacrata starnuto tra nuvolette di polvere

o forse è colpa del gelo, della neve che imbianca la costa lasciando nera la rupe.

Silenzio di vecchie tombe, incenso del ‘500 rappreso alle travi,

tramontana che trapassa il saio dei frati defunti esponendoli ai rigori del tempo.

E la bella Cipàda? Dove sono finiti i suoi stormi, i suoi variegati clamori?

Per quel poco che ricordo gl’inverni laggiù avevano del fumo azzurro ai camini

e un poco di sole bastava perché sotto il ghiaccio si svegliassero le salamandre.

Fisso nella penombra gli occhi del topo di chiavica che sale traballando dagl’inferi

e « dimmi » gli chiedo « di frate Teofilo, se ha trovato pace laggiù nella casa dei morti ».

Santa ingenuità. Ci vuoi altra scintilla per rompere il muro di sorda materia contro cui la parola sgrigiolando si spegne:

esametri sonori, espressioni di plebe sposate a una lingua sublime (come il latino)

e la grassa fratesca risata che compromette il Capitolo.

Solo l’eresia ha una lingua così chiara che la intendono anche i bambini

ma si copre le spalle con qualche vetusto terrore (come il latino) per imitare l’orco e le fate.

Un continente è nato su strati di lava sgorgata da un camino di glosse sapienti

per la collera stolta di qualche Zambello convinto mangiatore di merda,

e io la mia lingua grigia per quali inverni la serbo, per quale corsa sul ghiaccio coi pattini?

Fiii! non riesco più nemmeno a fischiare ingoiando due dita per un fischio d’appello

e a un chilometro forse stanno uccidendo il maiale e il suo grido arriva fin qua

 in tempo d’Avvento, promessa di sontuose salsicce a Natale.

 Fammi arrivare, frate,

 post Ganger, Mardach, Nitron, post Napsu vel Albar, post Pu, Giràpiron, Licomedon, Ilfil, Oriza,

 fammi arrivare alla pura sostanza, al verbitrium lapidem dei filosofi antichi

 e alla semplicità nella neve della tua sepoltura.

 

 

NOTE

« Qui dove dorme il Folengo »: a Campèse, presso Bassano del Grappa, nella chiesetta di un vecchio convento benedettino, anni fa adibito a deposito di tabacco; il Folengo vi morì il 9 dicembre 1544.

« di qualche Zambello »: l’episodio è raccontato nel Baldus, « post Ganger, Mardach » ecc.: versi del Baldus in cui sono fantasiosamente elencati i complessi passaggi della ricerca alchemica.

 

(Fernando Bandini La mantide e la città, Milano, Mondadori, 1979, pp. 70-72)

     Torna su

    Vai a Scrittori

Home | scrittori | arte | notizie | links | contatti | banner | Bassano vuol dire

Ultimo aggiornamento:  02-10-10