Home
scrittori
arte
notizie
links
contatti
banner
Bassano vuol dire

 



William Dean Howells, Italian Journeys

William Dean Howells fu uno scrittore americano (Martin's Ferry, Ohio, 1837 - New York 1920). Fu ritenuto dai contemporanei il padre del realismo americano, che divulgò con la sua opera critica e che applicò nella sua vasta opera letteraria. Ritrasse la società americana del 19° sec., descrivendo nei suoi romanzi la vita delle classi borghesi; autore eclettico e instancabile sperimentatore di generi (dalla commedia alla farsa, dalla critica letteraria alla poesia), tra le sue opere si ricordano il romanzo Their wedding journey (1872) e il saggio Literature and life (1902).

Lincoln, appena eletto presidente, lo mandò console a Venezia (1861-65). Dal soggiorno in Italia nacquero: Venetian life (1866), Italian journeys (1867), Tuscan cities (1886), saggi sui maggiori poeti italiani da Parini alla metà del sec. 19º (Modern Italian poets, 1887), e una collezione di autobiografie italiane tradotte in inglese, tra cui quelle di Goldoni e Alfieri. Compose anche numerose poesie (Poems, 1873) e alcune commedie e farse d'argomento borghese.

 

Nei suoi Viaggi italiani Howells descrive una prima volta Bassano, dove pernottò, proseguendo poi per Valstagna, salendo a Foza per far visita "ai Cimbri". Questa prima fugace impressione di Bassano è una serata di pittoresco e manierato romanticismo, in cui non si distingue il confine tra fantasia e realtà.

     

UNA VISITA AI CIMBRI

 

Avevo spesso sentito a Venezia di quell'antico popolo, insediato sulle alture delle Alpi presso la graziosa città di Bassano, sul Brenta, che la fama comune dichiara essere un residuo degli invasori cimbri di Roma, sbaragliati in battaglia, e dispersi lungo i confini del Nord Italia, da Mario, molti secoli fa. Così, quando il mite clima di settembre arrivò, l'anno scorso, noi sortimmo fuori Venezia, in tre, a caccia di quanto di strano vi fosse nella vita e nelle tradizioni di questi montanari, che dimorano in sette villaggi, e sono quindi chiamati il popolo dei Sette Comuni dai loro vicini italiani. Andammo armati di tutto punto di taccuino e quaderno da disegno, pronti a prendere possesso letterario della nostra conquista.

Da Venezia alla città di Vicenza con la ferrovia sono due ore; e da lì si deve prendere una carrozza per Bassano (che è un opulento e trafficato mercato di granaglie, di circa dodicimila anime, una trentina di miglia a nord di Venezia). Eravamo molto lieti del percorso attraverso la campagna. Quando raggiungemmo la città erano le nove, col chiaro di luna, e come guardammo fuori delle nostre finestre vedemmo il pittoresco saliscendi delle vie popolate di passeggiatori, e tutti a Bassano sembrava facessero l'amore. Le ragazze giovani gironzolavano in fogge pittoresche con i loro amanti, e tenere coppie andavano tubando sulle soglie e alle finestre, e la scena aveva tutta quella parvenza di romanticismo con cui gli italiani si ingegnano di infarcire la vera banalità della loro vita. Il nostro viaggio attraverso il paesaggio crepuscolare ci aveva predisposti per il sentimento di Bassano; ci eravamo compiaciuti dello spettacolo dei contadini di ritorno dal loro lavoro nei campi, condotti in squadre di otto o dieci da vigorose domestiche con i denti bianchi e le gambe nude; e ci eravamo crogiolati nella momentanea signoria di una vecchia città dove passammo, circondata da mura, che sembrava al tramonto più gotica e medioevale di qualsiasi cosa dopo Verona, con una bella chiesa, turrita e merlata in grande abbondanza. Che città era, o cosa era stato fatto lì in tanti secoli, non ho mai cercato di conoscerlo, e mi dispiacerebbe venire a sapere qualche cosa a riguardo.

 

Il desiderio di "non sapere" niente di Bassano, perché l'incantesimo si conservi nella fantasia, viene presto deluso da una nuova visita alla città, di cui questa volta vengono descritti con minuzia i luoghi visti e le persone incontrate. L'itinerario proseguirà poi, come nella consuetudine del "grand tour" bassanese, con la visita alle grotte di Oliero e con l'omaggio alla casa natale di Canova a Possagno.

Risalta l'entusiasmo con cui Howells parla dell'ospitalità fornita all'antica locanda "Il Mondo" di Bassano, dove si trova "tutto ciò che il cuore può desiderare".

 

BASSANO

 

Ho già detto, nel raccontare la storia della nostra visita ai Cimbri, quanto piena di gentilezza abbiamo trovato la piccola città di Bassano la sera del nostro arrivo lì.

 

Bassano è la città natale del pittore Jacopo da Ponte, che fu uno dei primi pittori italiani a trattare la storia sacra come accessorio al semplice paesaggio, e che aveva una predilezione particolare a dipingere Entrate nell’Arca, perché in queste poteva indulgere senza limiti nel gusto per gli accostamenti acquisito dall'osservazione dei costumi locali nella sua città natale. Questa era la teoria proposta da uno che aveva assorbito lo spirito della speculazione sottile da Ruskin, e credo che sia ragionevole. Almeno non contrasta con il fatto che c'è a Bassano una galleria eccellente di quadri interamente dedicati alle opere di Jacopo da Ponte e dei suoi quattro figli, che qui si può approfittare di vedere meglio che in qualsiasi altro posto.  Dato che pochi stranieri visitano Bassano, la galleria è poco frequentata. Essa è sotto la custodia di un vecchio molto severo, che non permette alle persone di guardare i quadri finché non ha mostrato loro l'adiacente gabinetto di campioni geologici. È inutile assicurarlo della vostra indifferenza a questeseccature” scientifiche; egli è sordo e non permette che vi sfugga un solo fossile. Ci ha posto un centinaio di domande, e non ha capito nulla delle risposte, tanto che quando venne alla sua ultima richiesta, "Hanno i protestanti lo stesso Dio dei cattolici? " eravamo piuttosto contenti del fatto che lui sarebbe stato costretto a risolvere la questione da solo.

 

Sotto la galleria c'era una scuola di ragazzi, che come siamo entrati abbiamo sentito canticchiare sopra il miele amaro, che l'infanzia è costretta a raccogliere dai fiori in boccio dell' ortografia. Quando passammo per uscire, il maestro diede a queste povere api operose un atomo di vacanza, e tutti brulicarono insieme a guardare gli estranei.

 

L'insegnante era un uomo alto, magro, con un logoro mantello nero, e una papalina - esattamente come il maestro di scuola ne "Il villaggio abbandonato".[1] Facemmo finta di chiedergli indicazioni per andare da qualche parte, prendemmo la direzione sbagliata e arrivammo accidentalmente su di un ampio spazio pianeggiante, spoglio come un cortile di mattoni, a fianco del quale c’era scritto, su un frammento di mura della città vecchia, "Giuoco di Palla "[2]. Era evidentemente il campo di gioco di tutta la città, e pensare a tutta la sua popolazione giocare a palla là nei pomeriggi di primavera ci ha dato un’idea ancora più piacevole della vita in Bassano. Sentimmo rispetto per Bassano, tanto per questo come per il suo diligente ricordare i suoi morti illustri, dei quali ne ha un gran numero. Ci pareva che quasi ogni casa portasse una tabella annunciante che "Qui è nato" o "Qui è morto " un uomo grande o buono di cui nessuno fuori di Bassano ha mai sentito parlare. C'è abbastanza celebrità a Bassano per rifornire il mondo, ma dato che l’alloro è una cosa che cresce ovunque io di Bassano bramo piuttosto l’edera magnifica che copre le parti ancora in piedi delle sue antiche mura. Le mura, dove visibili, si rivelano essere una gettata rustica di ciottoli, ma sono rivestite fin quasi da terra da edera lucida, che brilla su di esse come maglia di ferro sulle spalle ampie di qualche guerriero gigante. Il fossato sottostante è trasformato in un bel passeggio costeggiato da ville tranquille, con pastori e pastorelle rococò in marmo sui loro cancelli; laddove il muro è costruito sull'orlo dell’altura su cui sorge la città, vi è una rapida discesa verso la valle ampia del Brenta ondeggiante di mais, di viti e tabacco.

 

Un giorno siamo risaliti lungo il Brenta, fino a Oliero, per visitare la famosa caverna già menzionata, dalla quale, dal segreto cuore della collina, sgorga uno degli spumeggianti affluenti del fiume. Si raggiunge passando attraverso una cartiera, alimentata dalla corrente, e poi attraverso una sorta di ante-grotta, donde gradini sono disposti nella rissosa corrente attraverso una successione di compartimenti naturali a cupola simili a tetti. Dal monte sovrastante pendono stalattiti di tutte le forme grottesche e fiabesche, e la roccia sotto i piedi è ricamata con disegni fantastici operati dall'acqua nel silenzio e nel buio della notte senza fine. A notevole distanza dalla bocca della caverna è un vasto lago, con una barca sulla superficie, e viaggiando verso il centro della vasca la vostra attenzione è attratta dalla cupola sopra di voi che si contorce in un albero crescente verso l'alto per un’altezza smisurata e non ancora attraversata dalla luce. Da qualche parte nella sua ascesa misteriosa, un ragazzo aurorale, con una candela di sego, produce un cosiddetto effetto del sorgere del sole, e proietta un triste desolante fulgore sul lago e sui fianchi della caverna, che sta alla luce del sole circa come le creature cieche delle acque sotterranee stanno a quelle delle onde che ridono e danzano in superficie. Ma tutte le caverne sono molto simili nei loro deprimenti e tetri influssi, e dal momento che vi è così grande possibilità di essere infelice sulla superficie della terra, perché la gente le visita? Non mi risulta che questa sia più deprimente o che la sua corrente sia più stigia di un’altra.

 

La memoria malvagia degli Ezzelini sopravvive ovunque in questa parte d'Italia, e vicino all'ingresso della grotta di Oliero è una cavità nella collina, qualcosa come l'abside di una chiesa, che è comunemente ritenuta essere stato il nascondiglio di Cecilia da Baone, una delle molte mogli infelici di uno dei molti membri miserabili della famiglia di Ezzelino. Non è abbastanza chiaro quando Cecilia avrebbe utilizzato questo come un luogo di rifugio, ed è certo che lei non era la moglie di Ezzelino da Romano, come credono nei paraggi di Oliero, ma di Ezzelino il Monaco, suo padre; tuttavia , poiché il suo nome è associato alla grotta, sentiamo la sua storia, che è curiosamente illustrativa della vita della migliore società in Italia durante il XIII secolo. Era l'unica figlia del ricco e potente signore Manfredo, conte di Baone e Abano, che morì lasciando la sua erede sotto la tutela di Spinabello da Xendrico. Quando la sua pupilla diventò donna, Spinabello si adoperò per trovare un marito adatto a lei, e gli parve che un matrimonio col figlio di Tiso di Camposampiero promettesse il massimo di vantaggi. Tiso, al quale egli propose l'affare, fu felice, ma desiderando prima chiedere consiglio ai suoi amici su una questione così importante, chiese consiglio al cognato e intimo Ezzelino il Balbo. Succedeva proprio che il figlio di Balbo, Ezzelino il Monaco, era in quel momento disimpegnato avendo da poco divorziato dalla sua prima moglie, la bella ma leggera Speronella; e Balbo falsamente andò dall' avido tutore di Cecilia, e offrendogli condizioni migliori di quanto potesse sperare da Tiso, si assicurò Cecilia per suo figlio. A questo tradimento i Camposampiero erano furiosi; ma dissimularono la loro rabbia finché il momento della vendetta arrivò, quando il pretendente respinto di Cecilia incontrandola in un tragitto al di fuori della tutela di suo marito con violenza disonorò il suo vittorioso rivale. La signora infelice ritornando da Ezzelino a Bassano, raccontò il suo torto, e fu con un'orribile ingiustizia ripudiata e mandata a casa, mentre suo marito predispose disegni di vendetta a tempo debito consumata. Cecilia successivamente sposò un nobile veneziano e avendo a tempo debito divorziato, si risposò ancora una volta, e morì madre di una grande famiglia di figli.

Si tratta di uno scandalo molto antico, ma penso che ci fosse unhabitué” dei caffè di Bassano che avrebbe potuto fornire alcuni dei suoi particolari dal ricordo personale. Era un vecchio signore uniformemente rasato, in un gilè scrupolosamente bianco, che noi vedevamo ogni sera in un angolo del caffé giocare solitario. Egli non parlava con nessuno, non salutava nessuno. Beveva i suoi bicchieri di acqua e anice e silenziosamente giocava solitario. Non vi è alcuna buona ragione per dubitare che aveva fatto la stessa cosa ogni sera per seicento anni.

 

 

POSSAGNO, LUOGO NATALE DI CANOVA.

 

Non ci volle molto tempo per esaurire l'interesse di Bassano, ma eravamo dispiaciuti di lasciare il posto per l'eccellenza della locanda in cui ci trattenemmo. Si chiamava "Il Mondo", e aveva in tutto ciò che il cuore può desiderare. Le nostre camere erano miracoli di pulizia e comfort; avevano la freschezza, non la crudezza, del recente riordino, e davano sulla sala da pranzo, dove ci venivano serviti indescrivibili insalate e risotti. Durante il nostro soggiorno abbiamo semplicemente goduto la casa; quando siamo venuti via ci siamo meravigliati che tanta perfezione dell'hotel potesse esistere in una così piccola città come Bassano. È uno dei piaceri di viaggiare su strade poco note in Italia, che si è trasformati ovunque in caratteri, che si diventa irreali e si recita una parte come in un romanzo. A questa locanda de Il Mondo, il nostro conducente ci aveva portato con clamore e campanelli proporzionati alla quota ricevuta da noi, e quando, in risposta ai suoi richiami alteri, il cameriere, che era stato a chiacchierare con la cuoca, spalancò la porta della cucina, e si lanciò fuori per darci il benvenuto in una piazza ampia di fluente luce rossastra, in mezzo a odori incantevoli di bollito e arrosto, il nostro conducente lo salutò con: «Ricevete queste persone gentili, e trattatele meglio che potete. Sono degne di qualsiasi cosa. "Questo tutto d'un tratto ci riportò indietro di parecchi secoli, e noi non abbiamo mai cessato di essere signori e signore del periodo di Don Chisciotte fintanto che restammo in quella locanda.

 


 

[1] Poemetto (carme) pubblicato nel 1770 da Oliver Goldsmith, narratore, poeta, commediografo inglese (1728-1774), dove si parla di in vecchio maestro, severo ma buono, molto erudito e innamorato della propria professione.

[2] In italiano nel testo.

 

Per la traduzione

Licenza Creative Commons
licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia

 

  Torna su

  Vai a Scrittori

Home | scrittori | arte | notizie | links | contatti | banner | Bassano vuol dire

Ultimo aggiornamento:   12-05-12